La Giustizia è la miglior via verso l’uguaglianza, il cambiamento e la libertà.

Intervento sulla Giustizia dell’Avv. Giovanni Palmieri all’evento IL VOCABOLARIO DELLE PAROLE. Benevento 7 giugno 2026.

Buon pomeriggio a tutti. Grazie a Tommaso, a Ettore e agli altri amici presenti per l’invito. Grazie ad Ernesto Ruffini per questo incontro. Ernesto è una persona che apprezzo perché sta rimettendo al centro del discorso politico alcune cose. Con la sua competenza e il suo impegno, sta rimettendo al centro soprattutto il principio che la politica debba sapere di cosa parla e per fare questo servono anche persone competenti, rispetto al livello medio basso della classe politica e a tanti improvvisati e politicanti. Rispetto ad una politica che spesso pensa solo alle poltrone.

E poi sta rimettendo al centro il principio che la democrazia non è uno sport da spettatori. E’ un processo vivo, che non può funzionare se tutti voi, se tutti noi, non partecipiamo (come ha detto di recente Bernie Sanders).

Io qui sono stato invitato a parlare della Giustizia, compito non facile, perché il concetto stesso di Giustizia è complesso, dibattuto, attiene a tante cose, idee e modi di intendere la società, la politica, gli ambiti della vita. Ancor più difficile è parlarne in pochi minuti.

Da avvocato non parlerò di giustizia dei tribunali, del sistema giustizia che non funziona, argomento che annoia o incuriosisce, a seconda delle propensioni individuali.

Voglio brevemente soffermarmi sull’origine, o meglio sull’essenza del termine giustizia per coglierne alcune sfumature che vanno riportate nel discorso pubblico. Ernesto dice spesso, e traspare dai suoi libri, che tutto può essere declinato nella dimensione dell’uguaglianza. Ma la giustizia, a mio avviso, più di tutto, più di altro può essere declinata in tal senso.

La giustizia è (dovrebbe essere) innanzitutto uguaglianza. E se pensiamo alla scritta affissa nelle aule dei Tribunali “La legge è uguale per tutti” ne abbiamo la dimostrazione più plastica, diretta. E’ un principio costituzionale della nostra Costituzione inserito dai Costituenti volendo ribadire e scolpire nella carta fondamentale il principio di uguaglianza formale, come a dire: la legge, la giustizia è e deve essere sottoposta al principio di uguaglianza.

Ma, in fondo, se andiamo indietro, già i Greci e gli Ateniesi dei tempi di Aristotele erano concordi nel ritenere che la giustizia fosse eguaglianza. Tanto che Aristotele in alcune delle sue opere, sia nella Politica sia nell’Etica Nicomachea, dice Si ritiene che il giusto sia eguaglianza. Notando però che senza una giustizia distributiva non può esservi vera giustizia ed eguaglianza. E quindi la giustizia deve essere comunque ispirata da un criterio di proporzionalità affinchè sia garantita l’eguaglianza. Per evitare che coloro che sono diversi abbiano cose diseguali, che insomma i più forti abbiano di più, e che i più deboli abbiano di meno. Per evitare che la giustizia diventi l’arma del più forte contro il più debole. Per garantire a tutti pari dignità, pari diritti.

Dunque, in questi termini, partendo dall’essenza del concetto di giustizia, noi dobbiamo cercare di veder giusto, appunto. E per veder giusto dobbiamo chiederci che tempo stiamo vivendo?

Siamo dentro un’accelerazione della storia con un procedere a folle velocità non si sa dove mentre assistiamo a livelli di ingiustizia sociale abnormi e ad una concentrazione di ricchezza abnorme nelle mani di pochi; constatiamo che più volte si è raggiunto il punto di rottura degli indici della crisi climatica che condannano il nostro continente e la generazione attuale e futura ad un futuro incerto; vediamo giornalmente dinamiche imperiali e geopolitiche che affliggono ormai tutti i continenti e decine di paesi, riversando le conseguenze anche su di noi (come in questi giorni, si pensi al costo della benzina dipendente da scellerate scelte geopolitiche fatte a migliaia di km  di distanza da noi, eppure, ingiustamente, anche noi ne paghiamo il prezzo); accettiamo ormai la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, la guerra al posto della politica. Ecco, siamo qui. Siamo a questo tornante della storia. In cui manca la politica, vi è l’assenza di politica, nel senso alto del suo spirito più autentico. In cui l’ingiustizia prevale sulla giustizia.

Cosa fare allora? Qual è la cosa giusta da fare? Rimettere al centro di ogni discorso le cose giuste, rimettere al centro della politica idee ed azioni giuste, utilizzare la giustizia formale e sostanziale come criterio delle scelte. Ripartire dalla giustizia nella sua accezione più alta. Praticare la giustizia.

Perché la giustizia non è solo una enunciazione di principio ma può essere davvero uno strumento forte nelle mani di ognuno di noi per il cambiamento e per creare un mondo ed una società migliori.

Ma questo richiede anche una assunzione di responsabilità, da parte di tutti, del singolo, dei corpi intermedi, dei partiti, della politica, dei cittadini, di ognuno di noi.

Se ci pensiamo, nella storia, tutti i grandi movimenti per la giustizia e per la libertà (dalla lotta di Gandhi contro l’imperialismo britannico, al movimento Solidarnosc per la liberazione della Polonia, alla lotta di Mandela contro l’apartheid in Sudafrica), furono il risultato di un risveglio locale.

In cui a prevalere furono proprio la democrazia, la giustizia e la libertà. Furono movimenti senza i quali non avrebbe prevalso la giustizia, senza i quali non sarebbero state sconfitte le ingiustizie, come tanti altri in seguito, pensiamo anche alle varie più recenti primavere arabe e lotte di singoli contro le oppressioni in tanti altri luoghi e posti, dalla Turchia alla lotta delle donne in Iran ad altri luoghi.

Ecco, se la giustizia viene praticata, dal basso, capiamo e riusciamo ad incidere e a cambiare le cose per un futuro migliore per tutti. Perché, come avrebbe detto Mandela: “Sembra impossibile finchè non viene fatto”.